jueves, 16 de julio de 2015

LUCIA BALDINI - TOSCANA - ITALIA


                  
                                                    

Lucia Baldini vive a San Giovanni Valdarno, punto di partenza del suo viaggio per la professione fotografica specializzata nell’ambito della “scena”.
Fin dai primi anni di lavoro, attraverso le sue assidue frequentazioni nell’ambiente musicale, buona parte delle sue immagini sono divenute un’importante testimonianza della scena underground musicale degli anni Ottanta attraverso mostre, copertine di dischi e collaborazioni con testate musicali.
Lavora come fotografa di scena per varie compagnie e festival di teatro e danza. Dal 1990 trova una forte affinità con musicisti e ballerini argentini che propongono lavori legati alla cultura del tango argentino.
Nel 1997 pubblica il libro fotografico “Giorni di Tango” che diviene il catalogo della mostra omonima.
Entra in contatto con le più interessanti realtà legate al tango argentino in Italia e nel 2001, in collaborazione con la giornalista Michela Fregona, realizza il volume “Anime Altrove - luoghi e genti del tango argentino in Italia”.
Nel 1996, con lo spettacolo “Omaggio a Nijinsky”, diretto da Beppe Menegatti, inizia la collaborazione con Carla Fracci, che durerà altre 12 anni.
Nel 2003 pubblica per la Materiali Sonori il libro fotografico:“Banda Improvvisa, cinquanta angeli musicanti sospesi su un cielo di note “. Pubblica nel 2005 i libri: “Carla Fracci – Immagini 1996 – 2005”, una monografia fotografica che testimonia la lunga collaborazione con la Fracci, e “Tangomalìa” con la collaborazione di Michela Fregona, i due libri divengono anche mostre itineranti.
Inizia l’attività di fotografa di scena nell’ambito del cinema con il regista Carlo Mazzacurati per il film “La Giusta Distanza” e per il nuovo film “la Passione”.
.Nel 2007 le viene commissionato dalla casa editrice Sillabe, con la collaborazione della Soprintendenza di Firenze, un primo libro sui musei fiorentini “Capolavori in bianco e nero” e ne segue nel 2008 un altro “all’improvviso i musei a Firenze” .
Con la pubblicazione “Dramma sacro – omaggio al Mantegna” apre un nuovo capitolo di ricerca e sperimentazione dedicato al nudo maschile.
Nel 2010 esce per l’editore Postcart di Roma la pubblicazione del libro”Buenos Aires cafe”, diario di viaggio costruito tra immagini e parole a quattro mani con Michela Fregona. Buenos Aires cafè si è aggiudicato il premio “Marco Bastianelli 2010” come miglior progetto editoriale nell’ambito fotografico del 2010.
Per la collana I Diavoletti della casa editrice Titivillus, pubblica i libri “la Grande Foresta” (2012) e “testa di Rame” (2013).
Sempre per la Postcart Edizioni è appena uscito il saggio fotografico “Luci sulla Ribalta”, un progetto editoriale che va ad indagare il mestiere del fotografo di “scena” attraverso dialoghi con personaggi del settore: attori, registi, coreografi, musicisti, organizzatori di eventi. Il saggio si snoda tra testi e un ampio corpo fotografico che racconta il lavoro di oltre 25 anni come fotografa di scena di Lucia Baldini.
Nel 2012 crea con l’attrice Anna Dimaggio il progetto sociale “Scarpe senza Donne e i Custodi in Cammino”, che attraverso azioni performative e drammaturgiche affronta la tematica della violenza sulle donne.
Conduce da alcuni anni laboratori e seminari sulla fotografia di spettacolo in scuole di fotografia e corsi universitari.
Inizia nel 1982 la sua carriera espositiva proponendo varie personali dedicate alla ricerca, alla danza, al ritratto e alla musica Sue opere fanno parte di collezioni private italiane ed estere.

www.luciabaldini.it info@luciabaldini.it 





Buenos Aires Café


 Lucia Baldini e Michela Fregona 



Dire Buenos Aires è come dire tango. Ma dire Buenos Aires è anche come dire: Evita; o: Borges; o: cielo immenso sopra una metropoli immensa, immigrazione italiana e concrezione di dialetti in una lingua immaginaria – il lunfardo. E, ancora, dire Buenos Aires è come dire: golpe, esilio, desaparecidos, quartieri della miseria, scandali politici ed inflazione galoppante.
Ad ognuna di queste parole la città presta la propria faccia: interpreta la parte che le è stata assegnata e poi, ancora, cambia di nuovo.
Non è possibile essere lineari, quando si parla di questa città: due dimensioni non bastano, tre sono troppo poche. E allora serve chiedere aiuto a più linguaggi, mescolarli e dare vita a qualcosa di diverso: così fanno Lucia Baldini e Michela Fregona in questo nuovo libro, Buenos Aires Café.
Una decina di anni fa avevano indagato, insieme, la risonanza che aveva portato in Italia l’ultima ondata del tango argentino attraverso echi, imitazioni e mutazioni. Avevano dragato, prima in Anime Altrove (2001, Colombi ed.) e poi in Tangomalìa (2005, Postcart) le notti della Penisola in cui si infilava una nuova generazione di entusiasti tangueros.
Ora le due ribaltano la prospettiva: vanno di là del mare per costruire questo nuovo libro, che è, insieme diario di viaggio; guida sentimentale; romanzo fotografico.
Non si può semplificare una città che è, sin dalla sua nascita, il risultato della stratificazione e dell’imitazione. Per questo è necessario ricorrere a più forme dell’espressione, occorre ibridarsi.
E Lucia Baldini e  Michela Fregona fanno esattamente questo:  mescolano i linguaggi, raccontano attraverso le fotografie, fermano un’immagine nella parola.
La macchina fotografica di Lucia Baldini è più che mai precisa. Ascolta i particolari, fa parlare le ombre, rapisce il pensiero di un albero, di una piazza, di un salone da tango, di un selciato. É inquieta fino all’angoscia, e lucida fino all’impudicizia.
Dal canto suo Michela Fregona mette in fila i personaggi, i caratteri, le assenze: crea un singolare mosaico di voci, di suoni, di musiche. Così il diario del viaggio delle due diventa, in un tempo solo, il racconto dell’amicizia instaurata di strada in strada con la vita di Buenos Aires e il luogo dal quale scaturisce una inedita galleria di fantasmi.
Lucia Baldini e Michela Fregona fanno, insomma, l’esperimento di una differita sulla memoria della città; sul suo passato recente e lontano. Sulla mescolanza perenne e inestricabile di queste due dimensioni (la mitica e la quotidiana) che sono la sostanza di cui Buenos Aires, da sempre, si nutre.
E, in questo, sono i caffé il luogo d’elezione: quello dove la metropoli si fa piccola; dove l’enormità, l’assurdo, lo spaesamento cercano di sopravviversi attraverso il calore e l’intimità rassicurante del contatto umano.
Basta chiedere ai grandi, del passato ma non solo, e ognuno del proprio passaggio formativo a Buenos Aires citerà il proprio locale preferito: Pirandello aveva il nobile Tortoni; García Lorca la confiteria dell’Hotel Castelár;  Roberto Arlt il Café Margot; Borges il giardino esterno de La Biéla.
Per ciascuno un locale, uno stile, una storia.
Lucia Baldini e Michela Fregona si muovono sull’inflessibile reticolato stradale della città come in una scacchiera della memoria. E più la costruzione geometrica delle avenidas appare rigida, più inaspettati sono gli incontri che ne scaturiscono.
Perchè Buenos Aires è, insieme, la città più a sud dell’occidente; e la città più occidentale del sud.
Ed è, fondamentalmente,  una sola cosa: una lunga insonnia.







SITO UFFICIALE: http://www.luciabaldini.it/

Link utili:


 


http://www.luciabaldini.it/wp-content/uploads/2015/01/catalogo-vendita-foto-lucia-baldini-senza.pdf

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