viernes, 22 de septiembre de 2017

Giuseppina Turrisi Colonna: la donna dall’animo di ferro e di fuoco - Da Alessandro Lutman - Udine - Friuli Venezia Giulia - Italia



Giuseppina Turrisi Colonna: la donna dallanimo di ferro e di fuoco.
*Da Alessandro Lutman













Avrei voluto scrivere di Federico II di Svevia, una delle figure più interessanti ed impressionanti dellintero Medioevo. Avrei voluto scrivere di questo mirabile sovrano che, indubbiamente, diede un grande contributo per la nascita della letteratura italiana. Il sovrano assieme a quella schiera di funzionari che, oltre al lavoro di corte, si dilettavano allattività letteraria: Giacomo da Lentini, chiamato il Notaro - presente sotto questo nome nella Commedia - ed inventore del sonetto che tanta fortuna ha avuto nel panorama poetico; re Enzo, il figlio di Federico; Pier della Vigna - posto da Dante nel secondo cerchio dellInferno dove risiedono i violenti contro se stessi (suicidi) - maggiormente considerato per la produzione in prosa; Guido delle Colonne.

Tuttavia il tema brevemente esposto 
è stato nel corso della storia fin troppo sviscerato, raggiungendo in qualche occasione lidi forzati: c’è chi, infatti, vedrebbe nella scuola poetica siciliana il vero padre dellitaliano invece che Dante. Tesi certamente affascinante ma che sotto una lente dingrandimento si dimostrerebbe, a mio parere, quasi insulsa. Una precisazione: ciò non significa che il volgare adoperato - un Siciliano illustre - non abbia dato alcun tipo di apporto alla creazione della lingua di Dante.

Sentivo il bisogno di trovare un soggetto diverso, poco noto sia agli ambienti culturali sia ai non addetti ai lavori, ed ecco l
illuminazione, una rivelazione gradita ed inaspettata: la figura della poetessa Giuseppina Turrisi Colonna doveva essere la materia di questo mio scritto.
Nata nel 1822 a Palermo da una famiglia benestante, dedita agli studi fin da giovanissima, tanto da comporre la sua prima poesia nel 1836 all
età di soli quattordici anni (Inno a San Michele), la Colonna possedeva un unico difetto che lha portata a essere pressoché dimenticata: essere donna.

Un
affermazione opinabile, indubbiamente, tuttavia non priva di fondamento perché la sua poesia è sicuramente degna di essere letta, se non altro in rapporto alla società in cui viveva, dove le donne di rado riuscivano a mettere in mostra il proprio talento. La Colonna ci riuscì.

Fin dall
età verde - per riprendere le parole di Leopardi - comprese il suo ruolo sociale, ciò che avrebbe dovuto essere: Sola mintesi, mi sentii poeta, / nel volere, nei desiri e negli accenti. E fu attraverso la poesia che cercò di svegliare la sua amata terra, la Sicilia: Sei gli spiriti
addormenta, / i vivi io desterò, desterò i morti; / e allopra generosa / la vita sacrerò, gli inni, il pensiero. Versi stupendi, questi ultimi, dove dal punto di vista stilistico risulta evidente la figura del chiasmo (i vivi desterò, desterò i morti; complemento-verbo / verbo complemento), mentre da quello del contenuto si può apprezzare la forza, il vigore con cui la Colonna si fa portatrice di un messaggio di aperta e non velata rivolta.
Eppure, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, leggendo questi pochi infiammati versi, ella fu una persona di indole schiva e solitaria, esile e delicata di corporatura. In lei si fondevano due aspetti forse contrastanti, ma sicuramente allorigine del suo messaggio poetico, «in membra delicate ed esili unanima di ferro e di fuoco», per riprendere le parole di Giacomo Zanella.

Giuseppina Turrisi Colonna mor
ì sempre a Palermo alletà di ventisei anni, nel 1848, lasciandoci una sola raccolta pubblicata nel 1846 dalleditore Le Monnier a Firenze, a cui seguiranno altre tre pubblicazioni nel 1854, nel 1886 e nel 1915. 
Ci tengo a ringraziare il professore universitario di Palermo Giovanni Inzerillo, il cui saggio presente nella rivista Incroci n. 31, mi ha permesso di scrivere un ritratto, seppure brevissimo, di Giuseppina Turrisi Colonna.

*Poeta e studente universitario


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